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Fabio Torriero: “Il silenzio di Irma” – la vergogna che uccide

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Fabio Torriero

«Questa storia è un mistero italiano. Un mistero di famiglia»

di Emanuele Paragallo

Con queste parole si apre l’incontro di presentazione del nuovo romanzo di Fabio Torriero, dal titolo significativo Il silenzio di Irma – la vergogna che uccide, edito dalla casa editrice e discografica Terre Sommerse. Nel suggestivo spazio capitolino della Sala Margana, a due passi dall’Altare della Patria, l’autore coglie alle spalle i presenti, entrando dalla parte opposta al fronte sala e iniziando a raccontare una storia fatta di silenzio e vergogna.

Una storia che ufficialmente inizia dalla fine. Dal 12 Maggio 2005, quando due fratelli Franco e Fabio Torriero, cercando di mettere in ordine gli oggetti personali e riservati del padre Gino, venuto a mancare pochi mesi prima, trovano una cartella dal contenuto sconvolgente. All’interno ci sono tutti i documenti che rivelano l’esistenza di una zia, di nome Irma, fino a quel momento sconosciuta e nascosta. Una persona scomparsa, cancellata non solo dalla memoria familiare, ma anche dalla storia, come se non fosse mai esistita.

«Sì, era nata una bambina, ma poi è morta subito» così raccontava Gino Torriero a suo figlio Fabio, le poche volte che il “fantasma” di Irma rischiava di venire fuori. Eppure quella bambina, la stessa che vediamo nella copertina del libro, dal viso innocente e dalla sguardo confuso che osserva il lettore, era tutt’altro che morta “subito”.

«La prima reazione fu di sconcerto, come chiunque altro nella mia stessa situazione. Ricordo che nella confusione di quei momenti io e mio fratello arrivammo anche a litigare per quella rivelazione terribile» spiega Fabio Torriero, giornalista professionista, che ha lavorato con Vittorio Feltri e Marcello Veneziani (Libero e Il Tempo), ora direttore di IntelligoNews e autore di diverse pubblicazioni letterarie di stampo politico e culturale. Durante l’incontro risponde con un filo di commozione alle domande del giornalista televisivo Andrea de Angelis, che ha seguito il progetto molto da vicino, partecipando anche alla realizzazione del documentario connesso all’inchiesta. «Passato lo sconforto, nacque in me il bisogno di sapere di più» specifica l’autore-nipote che, partendo dai documenti ritrovati, inizia a ricostruire il destino di una vita infranta, i cui tasselli risultano dispersi fra le pieghe di mezzo secolo. Infatti le corrispondenze, le foto, i vaglia postali, gli appunti e le altre fonti presenti nella cartella paterna risalgono agli anni 20’ del Novecento e collegano con un filo rosso la nascita di Irma (1924) con la sua morte (il 26 giugno 2005), tracciando una cronistoria della sua “non-vita”. A tal proposito il 1949 si rivela una data importate: Irma Torriero, all’età di 25 anni, viene ricoverata presso il manicomio di Aversa ufficialmente per schizofrenia cronica. Da quel momento inizia un periodo oscuro della sua vita, fino al passaggio nel 1979 alla clinica Villa Russo di Napoli. E’ da qui che prende piede il lavoro d’inchiesta di Fabio Torriero, che si realizza in una complessa e dolorosa ricerca nella memoria storica di quei tempi, al fine di restituire un prima e un dopo della vita di Irma. Per un anno insegue i soggetti che l’hanno incrociata e conosciuta a partire dalle lettere di Villa Russo, fino a raggiungere i testimoni chiave di quel periodo di permanenza presso la clinica napoletana: il Professor Andrea Tessitori e le infermiere Raffaella Cataldo e Giovanna Di Gennaro. Le testimonianze di queste ultime vengono riproposte durante la presentazione, attraverso la lettura di alcuni passi del libro e la visione di estratti del documentario. Le parole delle due infermiere, che hanno vissuto a stretto contatto con Irma, ci restituiscono il suo ritratto più umano, caratterizzato non solo dalla solitudine e della tristezza, ma anche dalla sua bontà verso il prossimo:

«Irma aveva uno sguardo dolce e dei grandi occhi chiari. Spesso trovava un angolino di fronte alla finestra e stava lì per ore. Aveva un grande bisogno d’affetto. Non si allontanava mai da un abbraccio o una carezza.» Giovanna Di Gennaro

Il libro dunque affronta il tema della sanità mentale, portando con sé tutte le problematiche e i misteri correlati. La causa dei disturbi di Irma, le ragioni del suo allontanamento, il tipo di trattamento a cui è stata sottoposta nel manicomio di Aversa sono solo alcune delle questioni a cui Torriero cerca di rispondere nel suo libro, scavando fra gli scheletri di una Italia molto diversa da quella di oggi, figlia di un’altra visione del mondo, della civiltà e dei suoi componenti. Appare evidente come la storia di Irma, sia anche il dramma di una persona posta ai margini della società, considerata diversa e per questo non in possesso degli stessi diritti dei “normali”. Ne è controprova l’impossibilità di tornare al suo contesto sociale d’appartenenza, anche quando si prospettano le dimissioni da Villa Russo, richiesta tra l’altro ostacolata dai suoi stessi familiari, spaventati all’idea di riaccoglierla fra loro.

«Questo libro non vuole essere un libro triste, ma al contrario voglio che sia un riscatto. Per Irma, per la mia famiglia e per mio padre» con queste parole Fabio Torriero riassume la specialità della sua opera letteraria, esprimendo la volontà di rompere il silenzio intorno ad Irma; non per colpevolizzare o drammatizzare delle vicende già di per sé sofferte, quanto per raggiungere una riconciliazione e una pace familiare. D’altronde lo stesso autore riconosce l’importanza che avuto la filosofia cristiana nella trattazione di un racconto che chiama in causa argomenti e personaggi a lui molto vicini.

Andrea De Angelis, Fabio Torriero e Niccolò Carosi

L’incontro si chiude con una immagine bellissima: il pubblico ringrazia l’autore per il coraggio che ha avuto nel portare alla luce questa storia scomoda e difficile, soprattutto per lui e la sua famiglia. In risposta, Fabio Torriero riconduce il suo operato alla «Grazia di Irma», che gli avrebbe permesso di iniziare e di concludere l’inchiesta, superando gli ostacoli burocratici, culturali e sociali che continuavano da anni a celare la verità. Anche agli ospiti in sala piace pensarla in questa chiave di lettura e ci si interroga su quanti altri casi simili a quello di Irma ci siano in Italia, ancora nascosti dall’omertà e dal senso di vergogna.
il pubblico durante la presentazione

Quello stesso senso vergogna che ad Irma è costato la libertà.

Dalla quarta di copertina

Un terribile segreto di famiglia, dove vittime e carnefici si fondono e confondono. Un mistero scoperto per caso (ma nulla è a caso), che ha riportato in superficie una vicenda “seppellita” dal tempo e dall’omertà di una società (quella italiana dei primi del Novecento), che considerava la malattia un peccato, la diversità, una colpa. E’ la tragica e sfortunata esistenza di Irma Torriero, “seppellita viva”, internata a 25 anni in manicomio  (schizofrenia cronica), e morta nel 2005, in una casa di cura per patologie mentali. Abbandonata dai cari. Dimenticata da tutti. Abusata nel senso pieno  e drammatico della parola.
L’autore, con delicatezza e coraggio, compie una complicatissima e avvincente inchiesta giornalistica, nel segno della riconciliazione cristiana, della pietas umana. Un viaggio commovente dentro le fragilità a 360 gradi, alla ricerca di Irma, sulle orme di Irma; per il mondo esterno, una donna mai nata, una donna mai esistita: chi era, cosa le è successo veramente, perché fu rimossa da genitori e fratelli? Il “mostro” era nella sua testa o dentro le mura della sua casa? Irma fu una delle tante donne che hanno subìto gli abusi delle truppe marocchine? Risposte che il lettore troverà nel libro. E nel miracolo finale che avviene.

 

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